Il gioco d’azzardo italiano risente della crisi politica

La situazione del nostro Paese non è sicuramente “comoda” e piacevole né da seguire, né da vivere: tutti i settori sono in difficoltà, senza certezze, senza risorse, senza programmi realistici per il futuro e tutti gli imprenditori sono più che allarmati. E qui non si parla soltanto della filiera del gioco e dei suoi operatori: tutta la cittadinanza è coinvolta nell’emergenza sanitaria e cerca di seguire, almeno nella stragrande maggioranza, i “suggerimenti” che il Premier Conte sottopone con i suoi innumerevoli Dpcm che a volte creano tanta confusione ed incertezza. Ormai, però, l’emergenza sanitaria si è tramutata in forte emergenza economica alla quale si sono aggiunte le voci della crisi di Governo che fanno percepire ancor di più timore, ma anche perplessità nei cittadini che si pongono la domanda sul perché una crisi politica proprio ora dove il Paese è chiamato a rispondere, tutto unito, alle domande che l’Europa ci pone: ma anche che pone al Governo tutta l’industria che sta aspettando di intravedere qualche progetto realmente realizzabile e che abbia un senso.

In questa estrema confusione, il gioco vede purtroppo aumentare le proprie difficoltà nel riuscire a farsi ascoltare da “qualcuno del Governo centrale” che possa voler ascoltare le esigenze di tutta la filiera e forse anche pensare di valutarla con equità: cosa che sino ad oggi non è accaduta e discriminazione che è pesata parecchio sull’andamento del settore che è stato dichiarato di rischio medio/alto e, quindi, inesorabilmente chiuso da tempo. Chissà poi se un cambio della guardia a Palazzo Chigi potrebbe mettere in discussione la linea così rigorista applicata al gioco pubblico sino a questo momento: resta da capire se in questa nuova direzione del Paese, qualora avvenisse, verranno messe in primo piano le esigenze imprenditoriali ed economiche di chi ha messo tutta l’anima e tutte le sue risorse finanziarie nelle proprie aziende. Discorso anche questo che, sino ad oggi, è stato valutato con poca, anzi pochissima attenzione e zero rispetto.

Nel frattempo, tutti i settori, anche i casino online con bonus che rimborsa le perdite fatte con i giochi, vivono in ambascia questa altalenante possibile crisi di Governo, e la politica è impegnata a combattere con questo spettro che continua ad aleggiare a Palazzo Chigi e che, obbiettivamente, aggiunge incertezza ad incertezza. Proprio in questo momento dove si stanno studiando i piani per l’uso dei fondi europei che consegnano nuovi numeri e vecchi problemi, cosa che accade sempre quando ci si trova di fronte ai programmi dell’attuale politica. Un piano che prevede circa 18 miliardi per la sanità insieme alla richiesta di usare almeno 12 miliardi delle risorse del MES per finanziare ulteriori interventi sulla salute, che con l’emergenza sanitaria ha dimostrato di essere stato un settore “troppo bistrattato” negli anni scorsi ed al quale non è stata prestata anche dai vecchi Governi l’attenzione ed il supporto economico che avrebbe meritato. Ne sanno qualcosa i nostri medici ed i nostri infermieri che per fronteggiare il Coronavirus hanno dovuto fare i salti mortali, ed anche di più: qualcuno ha pagato con la vita.

Ma quale è lo scenario attuale che contorna la crisi di Governo? Purtroppo, minacce, forzature e mediazioni non riuscite che regnano sovrane e situazione che ha portato tantissima tensione. Qui si presentano tre strade che sono connesse ad un’eventuale cambio di Governo: la prima sostenuta da PD e M5S, ma non da Renzi, è una crisi pilotata che porterebbe ad un rimpasto non corposo che convoglierebbe ad un accordo sul Recovery Fund ed eviterebbe le dimissioni del Premier, una sorta di Conte ter. La seconda strada se cade il Governo Conte è un governo istituzionale o di salute pubblica, al momento però strada osteggiata dal PD, M5S ed anche Fdi: la terza ed ultima strada sarebbe quella che probabilmente tanti cittadini vorrebbero, è quella del voto. Molto difficile e poco percorribile, data la situazione in cui attualmente vive il nostro Paese. Ed in questo scenario dove si colloca il gioco pubblico? Purtroppo, sempre in attesa e sempre più incerto sul futuro delle proprie imprese.

Il gioco pubblico, però, come tutti gli altri settori deve sottostare ai provvedimenti che verranno effettuati dal Premier ed anche ai suggerimenti severi degli scienziati che, crisi di Governo a parte, continuano a suggerire di mantenere la riduzione assoluta delle interazioni fisiche e quindi evitare le occasioni di contatto con persone al di fuori del proprio nucleo familiare, a meno che non sia strettamente necessario. E per ascoltare tali consigli è evidente che si vada incontro ad un pare inevitabile lockdown al quale il settore ludico è abituato considerando che lo scorso anno ne ha subiti addirittura due. Chiusure dalle quali sarà difficile uscire e rialzare la testa sino a quando le valutazioni dell’attuale Esecutivo continueranno ad essere così negative sull’apertura delle attività di gioco, anche se queste ultime hanno ampiamente dimostrato di essere pronte ad accogliere il nuovo popolo di giocatori in totale sicurezza in modo che possano ricominciare a divertirsi, almeno un po’, con i propri giochi preferiti.

E di sano intrattenimento ne avremmo tutti un gran bisogno. Invece, ci si ritrova non solo senza gioco pubblico, ma soltanto con il gioco illegale: il territorio ed il sociale messi a rischio da questo riappropriarsi del mercato da parte della criminalità che tira i fili del gioco illecito, e non basta. La politica ci mette a confronto con una possibile crisi di Governo, con un cambio di Premier e con tanta carne al fuoco che bisognerebbe stare molto attenti a gestire…in modo che non ci bruci. A volte pare che gli uomini della politica facciano di tutto per complicarsi la vita: ma sino a quando se la complicano a vicenda, pazienza! É quando coinvolgono la cittadinanza tutta in questo loro “mercanteggiare” le poltrone e le idee politiche che le cose cominciano ad infastidire, sopratutto coloro che hanno investito nelle proprie imprese le proprie risorse economiche che così sembrano andare a svanire nel nulla come la speranza di un risorgere a breve di tutta l’economia del nostro Paese, compresa ovviamente quella del mondo dei giochi.

Il gioco d’azzardo è stufo delle decisioni del Governo

Basta indecisioni, incertezze, valutazioni azzardate che nell’anno appena trascorso hanno fortemente danneggiato il mondo del gioco, e che nell’approssimarsi della possibile riapertura delle attività, non riservano alcuna certezza per le varie attività che sono chiuse da tanto tempo e che non riescono più a rappresentare i prodotti di gioco dello Stato, compito al quale i concessionari sono stati designati appunto dallo stesso Stato. Basta con il perdurare di “non decidere” sul presente e sul futuro di questo settore che muove(va) tanto danaro e, sopratutto, impegna un numero alquanto elevato di dipendenti che hanno sempre svolto con coscienza il proprio lavoro ed hanno sempre mantenuto le proprie famiglie con tranquillità. Basta anche al comportamento assurdo dello stesso Governo centrale che ha “girato la testa dall’altra parte” quando sia le Regioni che gli Enti Locali hanno continuato ad emettere normative sempre più restrittive nei confronti soltanto del gioco legale che si è trovato addirittura esautorato del potere delle proprie concessioni e quindi, a volte, persino costretto a chiudere le proprie attività.

Ma ora, con i chiari di luna che l’emergenza epidemiologica ci ha fatto conoscere, serve assolutamente che l’Esecutivo una volta per tutte guardi anche al settore dei giochi e che decida “da che parte stare”: o si mantiene il gioco pubblico sull’italico territorio, oppure lo Stato ne vuole fare a meno. Una via di mezzo, il gioco che c’è e non c’è, non è più percorribile e sopratutto è una strada pericolosa perché lascia spazio e modo al gioco illegale di sovrastare con la sua presenza illecita il gioco pubblico che è perfettamente legale e rappresenta i prodotti dello Stato. Quindi, non sembra difficile prendere una decisione definitiva anche per sollecitazione degli Organi di Polizia che continuano a sottolineare quanto sia pericoloso per il territorio eliminare il gioco legale e permettere l’ingresso “con tutti gli onori” a quello che non lo è. Almeno per rispetto a questo l’Esecutivo dovrebbe decidere: anche perché se aspetta ancora un po’, e senza voler fare della bassa retorica, non esisterà più nulla su cui esprimere il proprio parere!

In fondo, le richieste del mondo dei giochi, compresi i casino con bonus giri gratuiti alle slot machine, sulle quali il Governo centrale dovrebbe riflettere e decidere non sono né esorbitanti né incomprensibili: sono soltanto esigenze per non far cadere il settore nel baratro, cosa che aggiungerebbe ulteriori problemi relativi all’occupazione dei quali l’Esecutivo non avrebbe proprio bisogno in un momento dove è senz’altro in altre faccende affaccendato: e che faccende! Infatti, si continua a sussurrare di crisi di Governo laddove sarebbe davvero un suicidio, ma che pare inevitabile se i partiti di maggioranza continuano a litigare su ogni cosa e sulle decisioni importanti che anche l’Europa attende. Ma per ritornare alla richieste dell’intera filiera, che tenta di far sentire la sua voce nell’assicurare l’Esecutivo, che le attività di gioco possono riaprire in assoluta sicurezza e si può fare, cosa diventata indispensabile per scongiurare il tracollo dell’intero sistema del gioco legale e per evitare “l’allungarsi” delle mani della criminalità sul gioco illegale e sul territorio nel sociale.

La situazione è grave, anzi di più: anche nel perseverare della valutazione di “non essenzialità” attribuita dal Premier al gioco pubblico, paragonato all’intrattenimento che si tiene in discoteca e criterio che potrebbe far slittare nuovamente la riapertura dei giochi. Come è anche grave la situazione dei contagi su tutto l’italico territorio che in questi giorni è destinato a cambiare “colorazione”, mentre si guarda con apprensione il peggioramento della curva epidemiologica, cosa che mette tante Regioni nella condizione di prendere iniziative restrittive come in Veneto, e come il Piemonte, Puglia, Calabria, Basilicata e Liguria che risultano a rischio alto. Tutto questo, invece che spingere verso la speranza di una riapertura che tutte le imprese si augurano, purtroppo spinge verso un “lockdown minimale” di due mesi, suggerito dai tecnici de Comitato Governativo e come già applicato in Germania e nel Regno Unito, anche se onestamente decisione che sta facendo “paura”.

É sin troppo evidente che ciò faccia crescere a dismisura la preoccupazione in tutta l’industria del gioco pubblico, già ferma da 180 giorni sino ad oggi e con una chiusura totale da nord a sud dello Stivale: a nessun settore è capitata una simile cosa e da qui parte il timore e l’incertezza che la serrata imposta al gioco si vada a sommare anche alle norme restrittive sempre in vigore, qualora vi fosse mai una riapertura delle attività ludiche. Incertezza e preoccupazione, cose che regnano ormai da tempo nel settore ludico, in tutta la filiera, e che rendono impossibile fare dei progetti per una possibile ripartenza e non consentendo alle “Riserve di Stato” di fare il proprio lavoro e di rappresentare i prodotti di gioco che sarebbero in teoria autorizzati a proporre sul territorio. Ma quali giochi e quale territorio? Il gioco pubblico è fermo da tempo in tutti i suoi segmenti anche se ha ampiamente dimostrato che potrebbe aprire in tutta sicurezza addirittura con un protocollo sanitario ancor più stringente di quello istituzionale e che è stato predisposto dallo stesso settore.

Ad essere onesti, non è soltanto il settore dei giochi quello che vive nell’incertezza, tutti gli imprenditori sembrano seduti sui carboni ardenti ed attendono il nuovo Dpcm che entrerà in vigore dal 16 gennaio: in ogni caso, sempre dalle consuete voci di corridoio, la linea del Governo sarà quella di mantenere comunque disposizioni strette in previsione di una terza ondata del virus. Quindi, nuovamente norme rigide e scontato il rinnovo del coprifuoco alle 22, così come la chiusura di palestre, cinema e teatri: inevitabile stop anche al gioco almeno sino al 31 gennaio anche se non è di certo ciò che il settore desidera. Che almeno, però, l’Esecutivo faccia percepire che si potrà aprire le attività il mese di febbraio per poter fare un minimo di programmazione che ormai manca da quasi un anno e che è diventata realmente insostenibile, e non solo ovviamente per il gioco pubblico.

Il gioco d’azzardo italiano vuole essere vivo e presente

Sarà forse perché si ritiene, nonostante tutto, che “l’unione faccia la forza”, ma in questo periodo assolutamente particolare per l’industria italica si tende ad unirsi ed a fronteggiare le istituzioni con una forza maggiore, quanto meno per farsi ascoltare pensando che un insieme di Associazioni (in questo caso quelle che tutelano gli operatori del gioco pubblico) venga più ascoltato piuttosto che un singolo imprenditore che non avrebbe mai la possibilità di farsi sentire dal Governo centrale. La prova sono tutte le diverse manifestazioni di categoria, presenti anche i propietari dei casino online onesti, che continuano ad andare in piazza per riuscire a farsi sentire non fosse altro per il numero di persone che riescono a raccogliere, nonostante i divieti di assembramento. Ma non vi è sicuramente ombra di dubbio che tutte le categorie siano stanche di questo incerto “vivere commerciale” e di questa emergenza sanitaria che sta trascinando con sé l’economia del nostro Paese e che non le consente di rialzare la testa.

E come se il virus non bastasse a corrodere le riserve economiche che alcuni riescono ancora a gestire, ci si mettono a complicare la vita anche i vari dissapori politici che “stanno montando” con sempre più forza e che, in ogni caso, dimostrano il malessere italico che si sta vivendo, unito alla poca sicurezza che l’attuale Esecutivo, purtroppo, riesce a trasmettere a quasi tutta la popolazione. Oggi, almeno apparentemente, non esiste settore che non sia stato piegato prima dalla pandemìa e poi dai numerosi e dispersivi Dpcm che tentano di regolare questa nuova vita. Però, nonostante questi provvedimenti restrittivi per qualcuno, ed invasivi per altri settori, la curva epidemiologica continua a crescere non lasciando intravedere l’eventuale possibile fine di questa tortura personale e commerciale che sta travolgendo tutto e tutti. Nessun settore può ritenersi al sicuro, nessuna categoria è esente da rischi: il che lascia intendere che qualsiasi investimento effettuato di recente si trova estremamente in pericolo.

Special modo se la situazione economica attuale non subisce una variante e non trova un qualsiasi sbocco che possa considerarsi agibile e che riesca a movimentare il mercato: peccato che tutto il Pianeta sia in queste situazioni e che per tutti il termine “rinascita” sia un mantra che si ripete ovunque. Proprio per fronteggiare questo le associazioni Acadi, Acmi, As.Tro, Fiegl, Sapar e Sistema Gioco Italia tutte unite hanno deciso di sollecitare il Governo al riavvio del gioco legale terrestre e ad intervenire con migliore attenzione per i ristori da dedicare al mondo dei giochi. Ma anche a rivedere i codici Ateco, i canoni concessori e, sopratutto, le norme locali che ancor prima della pandemìa hanno reso la vita difficile alle imprese di gioco: norme che sono tuttora in essere mettendo in condizione il settore ludico, al momento della riapertura, di averci ancora a che fare oltre a dover fronteggiare la situazione economica dopo 180 giorni totali di chiusura che, inutile sottolinearlo, non sono sicuramente pochi.

La scadenza del Dpcm del 3 dicembre è in arrivo, ma le idee e le decisioni appaiono confuse ed i vari settori non sanno ancora se e quando potranno riaprire. Tra tutti i settori, parlando di ciò che ci interessa, e cioè il gioco pubblico, è quello più ansioso ed anche quello con meno certezze poiché la valutazione del Premier Conte in relazione alle attività di gioco insiste nell’essere di rischio medio/alto: non ha fatto alcun passo indietro, non ha interpellato alcun rappresentante del settore e, forse, non è neppure a conoscenza che il settore ludico ha applicato un nuovo protocollo sanitario ancor più restrittivo di quello istituzionale proprio per sperare di avere una possibilità concreta di riaprire i battenti. Ma, ad oggi, nulla ancora trapela di sicuro: soltanto voci circa il prolungamento delle chiusure nelle quali il gioco pubblico “vincerà il primo premio” e rimarrà desolatamente chiuso. Si può tranquillamente affermare che il gioco vive perennemente in una sorta di limbo che lo ha seguito per tutto il 2020 e che non si vorrebbe si prolungasse ancora.

Quindi, per non arrivare al tracollo del settore ludico e di tutti i migliori siti dov’è possibile giocare con il bingo online, si minacciano persino manifestazioni per arrivare a richiamare l’attenzione del Governo che pare accorgersi soltanto di queste prese di posizione: anche se sarebbe più produttivo un tavolo di confronto anche se i tempi per il nostro Premier sono impegnativi ed in tutt’altro obbiettivo indirizzati. Ma tralasciando la minaccia di manifestazioni, e ritornando al gruppo di associazioni, le maggiori che si occupano del gioco, ed al documento che vogliono sottoporre al Governo si vogliono riassumere i punti essenziali che riguardano le esigenze delle imprese di gioco e dei loro operatori ed anche dei relativi lavoratori. Sono richieste che si ripetono ormai da tempo e che vedono ovviamente al primo posto la riapertura in sicurezza nel più breve tempo possibile: seguono a livello di importanza i ristori che dovrebbero essere adeguati alle reali esigenze di ogni singolo operatore che non può alzare la saracinesca per “cause di forza maggiore” e per legge.

Vi sarebbe poi necessità di una moratoria, almeno sino al 31 dicembre 2021, dell’applicazione delle leggi regionali e comunali relative all’esercizio delle concessioni, coerentemente all’esigenza del riordino nazionale di tutto il comparto e delle modalità di distribuzione, con una proroga di almeno tre anni delle concessioni in essere. Non possono mancare la revisione dell’aumento della tassazione del PREU previsto dal 1° gennaio 2021 al 1° gennaio 2023, la sospensione dei canoni di concessione per i bingo e le scommesse per il periodo di chiusura e riduzione dei canoni per le proroghe delle concessioni sempre per bingo e scommesse presso i negozi ed i corner come incentivo al riavvio delle attività. Alle stesse imprese del gioco necessiterebbe altresì una proroga per la presentazione delle garanzie contrattualmente stabilite sino al 31 dicembre 2021, e la previsione di un credito d’imposta per gli investimenti sostenuta dalla filiera per la sostituzione degli apparecchi a seguito dell’adeguamento del payout al 65% a partire dal mese di gennaio 2020. E per finire la riduzione del 50% degli imponibili dell’imposta sugli apparecchi di puro intrattenimento.