Il gioco d’azzardo è stufo delle decisioni del Governo

Basta indecisioni, incertezze, valutazioni azzardate che nell’anno appena trascorso hanno fortemente danneggiato il mondo del gioco, e che nell’approssimarsi della possibile riapertura delle attività, non riservano alcuna certezza per le varie attività che sono chiuse da tanto tempo e che non riescono più a rappresentare i prodotti di gioco dello Stato, compito al quale i concessionari sono stati designati appunto dallo stesso Stato. Basta con il perdurare di “non decidere” sul presente e sul futuro di questo settore che muove(va) tanto danaro e, sopratutto, impegna un numero alquanto elevato di dipendenti che hanno sempre svolto con coscienza il proprio lavoro ed hanno sempre mantenuto le proprie famiglie con tranquillità. Basta anche al comportamento assurdo dello stesso Governo centrale che ha “girato la testa dall’altra parte” quando sia le Regioni che gli Enti Locali hanno continuato ad emettere normative sempre più restrittive nei confronti soltanto del gioco legale che si è trovato addirittura esautorato del potere delle proprie concessioni e quindi, a volte, persino costretto a chiudere le proprie attività.

Ma ora, con i chiari di luna che l’emergenza epidemiologica ci ha fatto conoscere, serve assolutamente che l’Esecutivo una volta per tutte guardi anche al settore dei giochi e che decida “da che parte stare”: o si mantiene il gioco pubblico sull’italico territorio, oppure lo Stato ne vuole fare a meno. Una via di mezzo, il gioco che c’è e non c’è, non è più percorribile e sopratutto è una strada pericolosa perché lascia spazio e modo al gioco illegale di sovrastare con la sua presenza illecita il gioco pubblico che è perfettamente legale e rappresenta i prodotti dello Stato. Quindi, non sembra difficile prendere una decisione definitiva anche per sollecitazione degli Organi di Polizia che continuano a sottolineare quanto sia pericoloso per il territorio eliminare il gioco legale e permettere l’ingresso “con tutti gli onori” a quello che non lo è. Almeno per rispetto a questo l’Esecutivo dovrebbe decidere: anche perché se aspetta ancora un po’, e senza voler fare della bassa retorica, non esisterà più nulla su cui esprimere il proprio parere!

In fondo, le richieste del mondo dei giochi, compresi i casino con bonus giri gratuiti alle slot machine, sulle quali il Governo centrale dovrebbe riflettere e decidere non sono né esorbitanti né incomprensibili: sono soltanto esigenze per non far cadere il settore nel baratro, cosa che aggiungerebbe ulteriori problemi relativi all’occupazione dei quali l’Esecutivo non avrebbe proprio bisogno in un momento dove è senz’altro in altre faccende affaccendato: e che faccende! Infatti, si continua a sussurrare di crisi di Governo laddove sarebbe davvero un suicidio, ma che pare inevitabile se i partiti di maggioranza continuano a litigare su ogni cosa e sulle decisioni importanti che anche l’Europa attende. Ma per ritornare alla richieste dell’intera filiera, che tenta di far sentire la sua voce nell’assicurare l’Esecutivo, che le attività di gioco possono riaprire in assoluta sicurezza e si può fare, cosa diventata indispensabile per scongiurare il tracollo dell’intero sistema del gioco legale e per evitare “l’allungarsi” delle mani della criminalità sul gioco illegale e sul territorio nel sociale.

La situazione è grave, anzi di più: anche nel perseverare della valutazione di “non essenzialità” attribuita dal Premier al gioco pubblico, paragonato all’intrattenimento che si tiene in discoteca e criterio che potrebbe far slittare nuovamente la riapertura dei giochi. Come è anche grave la situazione dei contagi su tutto l’italico territorio che in questi giorni è destinato a cambiare “colorazione”, mentre si guarda con apprensione il peggioramento della curva epidemiologica, cosa che mette tante Regioni nella condizione di prendere iniziative restrittive come in Veneto, e come il Piemonte, Puglia, Calabria, Basilicata e Liguria che risultano a rischio alto. Tutto questo, invece che spingere verso la speranza di una riapertura che tutte le imprese si augurano, purtroppo spinge verso un “lockdown minimale” di due mesi, suggerito dai tecnici de Comitato Governativo e come già applicato in Germania e nel Regno Unito, anche se onestamente decisione che sta facendo “paura”.

É sin troppo evidente che ciò faccia crescere a dismisura la preoccupazione in tutta l’industria del gioco pubblico, già ferma da 180 giorni sino ad oggi e con una chiusura totale da nord a sud dello Stivale: a nessun settore è capitata una simile cosa e da qui parte il timore e l’incertezza che la serrata imposta al gioco si vada a sommare anche alle norme restrittive sempre in vigore, qualora vi fosse mai una riapertura delle attività ludiche. Incertezza e preoccupazione, cose che regnano ormai da tempo nel settore ludico, in tutta la filiera, e che rendono impossibile fare dei progetti per una possibile ripartenza e non consentendo alle “Riserve di Stato” di fare il proprio lavoro e di rappresentare i prodotti di gioco che sarebbero in teoria autorizzati a proporre sul territorio. Ma quali giochi e quale territorio? Il gioco pubblico è fermo da tempo in tutti i suoi segmenti anche se ha ampiamente dimostrato che potrebbe aprire in tutta sicurezza addirittura con un protocollo sanitario ancor più stringente di quello istituzionale e che è stato predisposto dallo stesso settore.

Ad essere onesti, non è soltanto il settore dei giochi quello che vive nell’incertezza, tutti gli imprenditori sembrano seduti sui carboni ardenti ed attendono il nuovo Dpcm che entrerà in vigore dal 16 gennaio: in ogni caso, sempre dalle consuete voci di corridoio, la linea del Governo sarà quella di mantenere comunque disposizioni strette in previsione di una terza ondata del virus. Quindi, nuovamente norme rigide e scontato il rinnovo del coprifuoco alle 22, così come la chiusura di palestre, cinema e teatri: inevitabile stop anche al gioco almeno sino al 31 gennaio anche se non è di certo ciò che il settore desidera. Che almeno, però, l’Esecutivo faccia percepire che si potrà aprire le attività il mese di febbraio per poter fare un minimo di programmazione che ormai manca da quasi un anno e che è diventata realmente insostenibile, e non solo ovviamente per il gioco pubblico.